PROTOSONGS. (2021)

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“Protosongs” è una supernova, un messaggio nella bottiglia lanciato nello spazio che contiene visioni e soprattutto allucinazioni accumulate nell’ultimo anno. La colonna sonora di un momento di instabilità collettiva, dominato dall’ansia, e che si esprime attraverso una raccolta di brani fuori dagli schemi compositivi abituali. L’intero EP è stato immaginato come una panic room in cui riversare emozioni, esprimendo i sentimenti di persone molto diverse tra loro.

Emozioni che sono naturalmente segnate dalle ultime tre osannate decadi dello scorso millenio, con un suono che richiama fantasmi acid-house ma anche techno, che si muove nell’ombra, sospeso tra gioco e oscurità, come le colonne sonore per videogame di Allister Brimble. Ogni traccia è accompagnata da un corrispettivo visivo fatto di immagini esplose e rimontate, prese in prestito dalla rete, scavando nell’ingorgo di cose accumulate nell’anno “duemila e 2.0”. Una finestra temporale che ha visto formarsi, di settimana in settimana, i brani di questo EP, per poi farli sedimentare man mano in qualcosa di simile a un magma, una ripartenza programmatica di sputi e spunti, un bolo elettrico di vita ancora da digerire.

“”Protosongs” […] si muove su coordinate breaks e acid, tra i canoni anni ’90 del genere e una produzione invece aggiornata nei suoni e nuovissima” – Albi Scotti, DJ MAG

“[…] un incrocio tra rumorismi, Nine Inch Nails, breakbeat e molto altro […] Ci sono idee, c’è coraggio, c’è la personalità di portare avanti una bandiera sonora che si sente propria” – Damir Ivic, SOUNDWALL

“la band italobritannica conferma il proprio eclettismo in una magmatica sequenza di otto brevi brani fra sperimentazioni elettroniche, sensibilità psichedelica, echi shoegaze e anni 90, anche nel senso del groove” – Giorgio Valletta, RUMORE

“Quello che Denis The Night & The Panic Party fanno non è una celebrazione di questo stato di agitazione interna, ma una analisi quasi asettica di una condizione mentale di pura instabilità […] la colonna sonora di un isolamento insostenibile, in cui ha senso parlare di “panic party” come di un momento di massima psicosi” – Vittorio Comand, ROCKIT